Carricante, Catarratto, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio: le uve autoctone che raccontano l'Etna
Carricante, Catarratto, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Se la viticoltura sul versante Sud-Est dell’Etna risponde a regole geologiche e climatiche uniche, la scelta di coltivare esclusivamente vitigni autoctoni non è una concessione alla tendenza, ma una necessità agronomica: solo le varietà storiche del vulcano possiedono l'apparato radicale e la fisiologia adatte a trasformare la sabbia lavica e le forti escursioni termiche in equilibrio ed eleganza. Quando, negli anni Settanta, abbiamo cominciato a lavorare in contrada Blandano a Viagrande, non abbiamo fatto altro che mettere il nostro mestiere a fianco di una vocazione del territorio.
E queste, insieme ad altre piccole varietà autoctone di cui abbiamo voluto mantenere la resistente presenza tra le nostre vigne più anziane, sono ancora oggi le sole varietà che lavoriamo. Lo facciamo insieme al nostro enologo Luca D'Attoma, cercando in vigna e in cantina la versione più precisa di quello che il vulcano ha già deciso. Eccole, una per una, con i vini che ne nascono.
Carricante: il bianco che resiste al tempo
Tra le varietà a bacca bianca, il Carricante rappresenta l'identità più pura del nostro versante. E dà bianchi con una caratteristica che ci interessa sottolineare prima di tutte le altre: la longevità. Non parliamo di vini da bere subito. Parliamo di vini che evolvono per anni, guadagnando mineralità, profondità e un carattere di pietra lavica che diventa più riconoscibile con il tempo.
È un'uva tardiva, abituata ad aspettare l'autunno per maturare. Cresce sui terrazzamenti in pietra lavica del versante e la sua sapidità nasce dal “ripiddu” — il misto di sabbie vulcaniche, pomice e particelle fini che si può vedere a occhio nudo nella sezione geologica aperta dentro la nostra cantina ipogea.
I nostri vini Carricante: deAetna, Blandano, Praino
Lo lavoriamo in tre vesti, e la differenza tra loro racconta meglio di tante parole cosa intendiamo per “contrada”.
Nell'Etna Bianco DOC deAetna è nella sua espressione più diretta e luminosa. Nel Contrada Blandano Etna Bianco DOC incontra il Catarratto delle vigne più vecchie e prende corpo. Nel Contrada Praino Etna Bianco Superiore DOC è ancora un’altra cosa: Praino, a Milo, si trova a un'altitudine maggiore, su terrazzamenti più ripidi e più lontani dal mare. Stesso vitigno, stesso lavoro in cantina, ma il vino non può che essere diverso ed è qui, per noi, nella sua migliore espressione.
Catarratto: l'altra metà del bianco etneo
Il Catarratto, qui sull'Etna, è da sempre il compagno del Carricante. Negli uvaggi storici del vulcano questi due vitigni hanno sempre lavorato insieme, e c'è una ragione semplice: dove il Carricante affila, il Catarratto dà corpo. Dove il Carricante teme di restare troppo in altezza, il Catarratto allarga la base. Sui bianchi di un versante come il nostro, che ci aspettiamo siano longevi, questo equilibrio è la condizione per arrivare lontano nel tempo.
Il Catarratto nel Contrada Blandano
Noi lo vinifichiamo in una piccola percentuale insieme al Carricante nel Contrada Blandano Etna Bianco DOC, dalle nostre vigne più vecchie ad alberello.
Nerello Mascalese: un vino diverso da una contrada all'altra
Se l’Etna ha un grande rosso, è il Nerello Mascalese. Anche qui parliamo di un'uva tardiva, dalla buccia sottile, con una qualità che pochi vitigni possiedono allo stesso grado: si lascia leggere dal luogo in cui cresce. Contrade vicine danno vini con un'anima diversa, e in degustazione la differenza si sente.
Nel calice porta tannini fini, un'acidità che tiene la spina dorsale del vino, frutti rossi netti e quella sensazione di verticalità che ricorda la montagna da cui nasce. Su questo versante, dove il vulcano e il mare si parlano a poca distanza, dà rossi eleganti più che potenti.
I nostri Nerello Mascalese
Il Nerello Mascalese è il cuore dei nostri rossi e del nostro rosato. Lo lavoriamo nell'Etna Rosso DOC deAetna, nell'Etna Rosato DOC deAetna, e nella sua espressione più profonda nel Contrada Blandano Etna Rosso DOC Riserva, dove gli concediamo il tempo che chiede.
Nerello Cappuccio: l’alleato dei grandi rossi etnei
Il Nerello Cappuccio si vinifica raramente da solo, e a noi non interessa farlo: da noi trova la sua collocazione ideale dentro gli uvaggi del rosso etneo. Aggiunge colore, morbidezza, un frutto più caldo e immediato. Compensa la severità del Mascalese senza mai coprirla. Anche in questo caso la coppia è una scelta del territorio, prima ancora che del produttore.
Il Nerello Cappuccio nei nostri rossi
Lo trovate nel Contrada Blandano Etna Rosso DOC Riserva, insieme al Mascalese, e nell'Etna Rosso DOC deAetna. In entrambi i casi è la voce che porta calore al profilo più austero del Nerello Mascalese.
Come lavoriamo queste uve in cantina
Quattro uve, percorsi diversi, ma uno stesso punto di partenza: vendemmia a mano, agricoltura autenticamente sostenibile e una cantina ipogea scavata nella roccia lavica che ci permette di lavorare a temperatura costante, senza forzature.
Sui bianchi preserviamo l’acidità che diventerà longevità. Sui rossi — e in particolare sulla Riserva di Blandano — il tempo è la prima decisione: macerazioni più lunghe, affinamenti in botti grandi di rovere, nessuna fretta.
E poi c'è il Rasola, un vino ancestrale da uve a bacca rossa e bianca, a fermentazione spontanea, senza controlli né filtraggi. È la parte più libera del nostro lavoro, quella in cui ci fidiamo fino in fondo del vulcano e della sua tradizione.
Quattro uve, una sola terra: il modo più diretto per conoscerle è venire ad assaggiarle dove sono nate.



